giovedì 30 dicembre 2010

Happy New year friends


Happy New Year 
Buon Anno
Buon anno cari amici, che programmi avete ? noi cenettina tranquilla tra amici e poi forse un girettino nei vicoli genovesi ma dipende molto dal freddo....baci a tutti 

martedì 28 dicembre 2010

louboutin


semplicemente fantastiche ....adorabili, certo il tacco e' altino e super sottile ma sognare non fa male no?
louboutin big lips

lunedì 20 dicembre 2010

buon natale


Buon Natale
Merry Christmas
Bonne Noel
Feliz Navidad

Amici vi auguro in anticipo un buonissimo natale perche' tanto so che non saro' in grado di aggiornare il blog,questi sono dei giorni un po' incasinati per me, tra i regali di natale per fortuna fatti tutti, la neve a genova che ha creato un po' di problemi e la mia partenza natalizia per roma.




mercoledì 8 dicembre 2010

Travels - Banda islands Indonesia


Ancora Asia, prima volta in Indonesia, un viaggio lungo ed abbastanza faticoso per il numero di mezzi presi e per le cose viste, siamo quasi alla fine del nostro bellissimo viaggio di 1 mese e dopo la caotica capitale Jakarta, dopo la bellissima e turistica Bali e dopo Flores ed i draghi di Komodo finalmente riusciamo ad arrivare nelle famose Molucche, siamo sempre più vicini all'australia e sempre pù lontani dall'Europa.
Un bellissimo racconto di Leo sul nostro soggiorno  alle isole Banda, isole davvero poco frequentate dagli stranieri visto che non è molto semplice arrivarci.
Siamo rimasti circa 2 settimane e mentre a Bandanaira eravamo circa 8 turisti ad Ay per i primi 2 giorni eravamo 5 e per il resto del soggiorno solo in 2, io e Leo.
Le isole Banda sono al momento il migliore snorkeling che io abbia mai fatto per la varietà e quantità di pesci visti ma soprattutto per la bellezza della barriera corallina.

Un piccolo video della nostra guest house.

Bandanaira

Finalmente le isole Banda. Siamo atterrati nel minuscolo aeroporto di Bandanaira e dopo la presa degli zaini, incontriamo il proprietario della nostra guesthouse che ci è venuto a prendere in motorino, insieme ad un suo amico. Saliamo con gli zaini in spalla sui due motorini e ci dirigiamo verso la cittadina di Bandanaira. Pochi minuti di una strada ampia, ordinata, con case che spuntano appena dalla vegetazione rigogliosa ed eccoci svoltare in una stradina più piccola e fermarci di fronte ad una casa, obbiettivamente molto bella. Giardinetto d'ingresso di una casa ampia ad un piano, quattro gradini che immettono nel terrazzino e poi nella ampia sala. Le camere sono disposte sui 3 lati di una quadrato con in mezzo un giardino che chiude l'ultimo lato su cui scorre l'acqua di una piccola fontana con grossi pesci rossi. Le grosse pietre grigie che pavimentano questo spazio esterno fanno da contrasto alle piastrelle chiare che invece caratterizzano tutte le camere. Molto bella davvero questa casa, arredata anche con un gusto sobrio ma elegante, un'abitazione che farebbe un figurone anche in Italia. Il proprietario è una persona molto simpatica, dinamica che si dà da fare con i turisti, a cui puoi chiedere in pratica qualsiasi cosa sapendo di avere sempre una risposta. Il resto della cittadina è dello stesso tono. Le case sono sempre molto dignitose, alcune belle come la nostra altre più semplici ma tutte alla vista gradevoli, molto meglio rispetto ad altre cittadine indonesiane. Il centro si trova a ridosso del mare, dove si affaccia il mercato del pesce, dove molte botteghe formano un perenne mercatino e dove, tra un paio di stradine più strette, si trovano altre guesthouse e piccoli ristorantini. Allontanandosi dal centro, costeggiando il mare si arriva a l'unico grosso albergo, ad una specie di giardino pubblico ed infondo ad una picola spiaggia sassosa. Da qui il proprietario della nostra guesthouse si tuffa per un bagno in mare, sì perchè Bandanaira non ha spiagge, ma una splendida vegetazione che ricopre le colline interne, un forte costruito dai Belgi dalle cui torrette si ha una vista bellissima della zona circostante, occupata dall'isola più grande dell'arcipelago, Banda Besar e dominata dal vulcano Gunung Api la cui ultima eruzione è stata non tanti decenni fà, tutte raggruppate in uno piccolo specchio di mare. Le altre isole che compongono l'arcipelago sono Hatta, Ay e Run che è la più remota.
Il centro della cittadina è molto piccolo, in pratica un paio di strade, si gira a piedi in un attimo, però
è condensato di botteghe e negozi che vendono e fanno un pò di tutto, Girare a piedi è rilassante, nessuno che importuna per venderti qualcosa ma solo in risposta ad una tua richiesta o se appari interessato guardando qualche articolo.
Da Bandanaira si possono organizzare le escursioni giornaliere alle altre isole dell'arcipelago per fare diving o snorkeling oppure anche camminate a piedi su Banda Besar, dove ci sono parecchi piccolo villaggi, o principalmente su Gunung Api, per risalire i suoi fianchi fino quasi in vetta, da dove si ha una splendida vista di tutte le isole.

Hatta

Ci aspetta un barcone di legno, a dire la verità dall'aspetto un pò vecchiotto, dal pontile vicino al mercato. Il motore diesel, immagino vecchio quanto il resto, sbuffa con nuvolette di fumo intenso all'accensione, ma parte subito con un'andatura lenta ma inesorabile. Il mare è una tavola, ma ci troviamo ancora nella zona riparata dalla grande isola Besar prospiciente. Costeggiamo le sue rive ed i suoi piccoli villaggi incrociando anche la piccola piattaforma, ancorata al fondo, sulla quale viene depositata la spazzatura che verrà poi smaltita da qualche altra parte, raro esempio di coscienza ecologica indonesiana. Appena arriviamo alla fine dell'isola e si apre di fronte a noi il mare aperto, cominciano a formarsi le onde, prima solo accennate ma poi sempre più intense fino ad arrivare ad un moto ondoso che fà ondeggiare molto la barca e sollevare grossi spruzzi di acqua. Uno della barca, che partecipava con noi all'escursione, ci dice che alcune volte arrivati a metà strada le barche sono costrette a tornare indietro dal mare troppo agitato, speriamo bene. Alla fine fortunatamente la traversata risulterà un pò agitata, con qualche ondeggio di troppo, ma niente di particolare e pericoloso. In prossimità di Hatta ecco di nuovo calmarsi il mare e poter quindi con tutta calma avvicinarsi alla sua riva. Il mare ha un colore blu incredibile e a qualche decina di metri
dalla spiaggia ecco apparire la barriera corallina, che risale dalle profondità con un muro verticale che si allunga poi fino alla spiaggia formando una piattaforma di corallo dai colori sgargianti.
Indossiamo maschera e pinne e ci tuffiamo in prossimità dal muro. Quello che colpisce subito è l'incredibile trasparenza dell'acqua. I raggi del sole penetrano la superficie del mare e proseguono la loro corsa verso il fondo, formando proprio delle lame di luce che tagliano il blu intenso verso il fondo, qui distante parecchie centinaia di metri. I coralli sono rigogliosi e formano un tappeto che ricopre qualsiasi anfratto e tra di loro nuotano una miriade di pesci di tutte le dimensioni, forme e colori. Un vero, meraviglioso acquario, il più bello che ho visto personalmente fino ad ora. Si è letteralmente avvolti da una nuvola di pesci e sotto di noi, qualche decina di metri, ecco quelli più grossi tra cui cernie e tartarughe in compagnia di altri dalle forme strane, ma nessun squalo. In effetti, ora che ci penso, in tutte le nostre uscite per fare snorkeling qui alle Banda di squali non ne abbiamo visti neanche l'ombra e un pò di rammarico c'è per questo, almeno da parte mia.
Nuotiamo in corrispondenza del bordo del muro per alcune centinaia di metri e lo spettacolo è sempre vivo ed emozionante. Alla fine ritorniamo verso la barca e vi risaliamo per dirigersi di nuovo verso Bandanaira. Il viaggio di ritorno sarà più veloce e confortevole perchè fatto a favore di vento e di onde che ci spingeranno verso casa invece di respingerci come nel viaggio di andata.
La giornata è letteralmente volata ed infatti arriviamo al pontile a fine pomeriggio, poco prima del tramonto.

Ay

Ero molto curioso di vedere Ay, sia perchè viene descritta come un'isola molto bella e sia perchè è un'altro punto favoloso dove fare snorkeling. Abbiamo acquistato il biglietto per la barca locale che collega Bandanaira ad Ay il giorno prima ed eccoci sul pontile principale la mattina successiva per imbarcarci sulla consueta barca di legno. C'è molto fermento, molte barche attraccate e gente che invita i passeggeri a salirvi per andare chissà dove. La nostra è attraccata al pontile ma per salirvi bisogna letteralmente buttarsi giù da esso. E' chiusa in una lunga cabina dal tetto che non permette di stare alzati in piedi ma comunque abbastanza comoda la seduta, con due panchette ai lati ed i bagagli ammassati al centro. Siamo gli unici stranieri di un gruppo di circa 15 persone tra adulti e bambini. Il mare è abbastanza calmo ma con delle onde lunghe che fanno dondolare la barca. Ingaggiamo una specie di gara con un'altra che sembra fare la nostra stessa rotta all'inizio, ma poi scompare e rimaniamo soli con i due grossi motori posteriori spinti quasi al massimo, beccheggiando abbastanza forte per le onde che nel frattempo erano aumentate. Il risultato logico era che una bambina ha iniziato a stare male e meno male che la cabina era dotata di piccoli finestrini laterali che quindi hanno permesso di areare il locale. Tutto questo mentre il mio vicino di seduta aveva evidentemente una salivazione eccessiva perchè continuava ogni pochi minuti a sputare tra i suoi piedi e quindi vicino ai miei che gli erano affiancati. Così, mentre il padre della bambina rovesciava secchi d'acqua in cabina per ripulirla ed il mio vicino rovesciava saliva dall'altra parte, il tempo trascorreva velocemente tanto che la traversata mi è sembrata più breve del previsto.
Ed eccoci ad Ay. Attracchiamo al solito pontile in un punto in cui la spiaggia è piena di sacchi di banane, cocchi ed altre mercanzie in attesa evidentemente di essere imbarcate.
Dal pontile parte una strada che sale leggermente in perpendicolare alla spiaggia fino ad arrivare alla strada principale orizzontale al mare e che taglia in due tutto il villaggio.
Il villaggio di Ay è molto bello, le case ricordano molto quelle di Bandanaira, anzi nel loro complesso sono addirittura più belle. Tutte con un piccolo giardinetto, tutte sopraelevate con la scaletta davanti l'entrata, tutte con il pavimento piastrellato chiaro e l'immancabile divano vicino al televisore.
La guesthouse che abbiamo scelto si trova quasi all'inizio del villaggio ed è una grossa casa circondata da un giardino in cui i proprietari coltivano verdura e alberi di mango. L'entrata dà direttamente sulla sala dove consumeremo i pasti e dove il nostro proprietario guarderà un pochino di televisione con la scusa di venirci a trovare. Dalla sala principale si passa ad una sala attigua, più
piccola, dominata da un grosso divano e due poltrone in velluto, su cui molto spesso ci sedevamo per la pausa caffè, chiacchierando con il proprietario che parlava un inglese improbabile. Sulla sala principale si affacciavano tre stanze, la nostra, un'altra stanza da letto ed il bagno di quest'ultima. La nostra matrimoniale, invece, aveva il bagno privato accessibile solo dall'interno, con il mandi e la seduta tradizionale. L'altro bagno invece è alla turca.
Il nostro bagno è spazioso, anche perchè è dotato solo del classico mandi, senza rubinetti e doccia ovviamente. Il mandi viene riempito attraverso un tubo che spunta dal muro di acqua piovana, che viene raccolta e convogliata tramite delle grondaie tagliate a metà che circondano il tetto. Quando piove l'acqua cade sul tetto, gocciola da questo alla grondaia che la convoglia alla tubatura che la fà arrivare al mandi. Il tutto funziona perfettamente anche in assenza di pioggia, dato che è presente anche una piccola cisterna interrata dalla quale l'acqua può essere pompata nella tubatura. La doccia risulterà sempre un pò freddina per i miei gusti ma assolutamente fattibile con il piccolo secchio come contenitore.
L'ospitalità dei proprietari è veramente squisita. Lui ci fà da cameriere, portando a tavola tutti i piatti preparati dalla moglie che è la cuoca e che cucina nella casa, sempre loro, quasi dirimpettaia a questa, però meno curata dall'aspetto. Dimenticavo di dire che ad Ay non esistono ristoranti per cui nel costo del soggiorno sono compresi anche tutti i pasti. Nella nostra avevamo addirittura un all inclusive perchè a nostra disposizione c'era sempre giornalmente caffè, boccione di acqua potabile, pasticcini e frutta, banane quasi esclusivamente dato che qui i banani crescono anche senza volerlo.
L'energia elettrica è per così dire razionata, nel senso che il generatore principale viene messo in funzione dalle 18 alle 24, anche se gli orari non sono proprio così categorici. D'altronde durante il giorno di luce nelle case non ce nè bisogno, certo che però così non si possono avere frigoriferi o bevande fresche durante i pomeriggi assolati, ma vi assicuro che travolti dalla tranquillità assoluta di questa gente e luogo dopo un giorno non ci farete più caso e vi sembrerà assolutamente normale pasteggiare ad acqua a temperatura ambiente, quindi tiepida. Ma al calare della sera le case si animano, si banchetta al suono delle radio, si accendono gli immancabili televisori che si guardano rigorosamente sdraiati sul pavimento oppure, come faceva sempre una famiglia, sdraiati sul carretto messo dall'altro lato della strada con la porta e le finestre di casa spalancate, il televisore rivolto verso l'esterno ad un volume piuttosto alto.
Oggi il proprietario ci ha invitati ad un matrimonio, si sposa una sua parente. Abbiamo scoperto che lui è stato, fino a non molto tempo fà, del villaggio l'equivalente del nostro sindaco. Stavamo finendo la colazione ed ero all'ultimo biscottino e sorso di caffè, che passa da noi tutto elegante dicendoci di raggiungerlo nello spazio aperto subito dopo il pontile. Nei giorni precedenti avevamo visto gente intenta a cucinare in grossi pentoloni, a pelare montagne di patate ed a costruire un grosso dehor in legno con il tetto in lamiera e avevamo pensato a qualche cerimonia particolare, senza però pensare ad un matrimonio. Certo, il massimo della mia eleganza era quello di indossare una maglietta pulita, dei pantaloncini al posto del costume da bagno e dare una sciacquata alle mie infradito ma contavo sulla comprensione locale che infatti si è puntualmente verificata, anche perchè nel caso contrario come avrebbero potuto dirmelo parlando esclusivamente l'indonesiano? Ma la colpa in effetti è nostra che non parliamo minimamente l'indonesiano, neanche quelle due o tre parole che tutti i turisti incontrati bene o male conoscevano. Niente, non riesco a ricordarmi nessuna parola, neanche la più semplice, una specie di rifiuto inconscio di una lingua ostica ma a detta di tutti alla fine abbastanza semplice.
Comunque, dopo aver dato fondo a tutta la nostra eleganza e presa la fotocamera, ci dirigiamo verso il luogo della cerimonia nuziale. Il dehor ha occupato tutta la strada per qualche decina di metri e sono state collocate panche e sedie sotto questo, per tre lati mentre il quarto ospitava un baldacchino con due sedie, l'ingresso della casa dei parenti, ed un piccolo palco dove dovevano sedersi gli invitati di riguardo. A noi è stato concesso di sedere sul lato opposto al baldacchino, in posizione privilegiata per vedere gli sposi. Alla nostra destra cominciavano a riempirsi le sedie di soli uomini mentre alla nostra sinistra di sole donne, noi quindi eravamo in una zona teoricamente mediana, anche se in effetti l'unica donna seduta era proprio Federica.
Nell'attesa degli sposi un parente, penso, si dava da fare ad offrire sigarette a tutti i presenti, forse
solo maschi ora che ci penso, dando fondo a non sò quanti pacchetti, dato che gli indonesiani fumano moltissimo, altro che i turchi!
Ed ecco finalmente gli sposi, di bianco vestiti, lei con una coroncina in testa e lui con il cappellino tipico indonesiano. Prendono posto nel baldacchino e si guardano intorno in silenzio. A vederli non sembrano molto contenti, però.
Dopo un pò di inspiegabile via vai dentro e fuori la casa dei parenti, di musica e di chiacchiere, con gli sposi rigorosamente in posa, ecco che si è fatta una certa e scatta l'ora del banchetto. Il buffet viene ufficialmente aperto, sono circa le 11 del mattino, e la zona alla nostra destra si alza ed ordinatamente si riempie i vari piatti. Ora tocca alla nostra zona, ma noi non ci alziamo perchè eravamo ancora pieni della colazione e non avevamo voglia di mangiare nulla. Tutti quelli intorno a noi e quelli seduti nella zona alla nostra destra ci guardano e qualcuno ci invita ad alzarci e a riempirci il piatto. Il fatto è che tutti aspettavano che noi iniziassimo a mangiare per poter farlo anche loro, aspettavano tutti il loro turno e noi per così dire eravamo i primi della fila. Infatti, appena capito che non ci saremmo buttati sul buffet lo hanno fatto tutti loro, sempre ordinatamente ma inesorabilmente. A quel punto, dopo aver scattato qualche foto in giro, ci siamo dileguati verso la nostra guesthouse. Durante tutta la cerimonia era piovuto, ma ora fortunatamente faceva capolino il sole tra le nuvole. Ne approfittiamo per scattare qualche foto al villaggio e gironzolando ci imbattiamo negli sposi che, seguiti da un piccolo gruppo di persone, andavano casa per casa a salutare e ringraziare quelli che non erano potuti essere presenti alla cerimonia. Un lungo girare e ricevere baci e raccomandazioni, con le facce ormai stanche ma sempre compite, perfettamente degni del loro ruolo. Non sò per quanto sono andati avanti, per noi dopo qualche minuto era abbastanza e ci siamo ritirati nella nostra camera a prepararci per andare in spiaggia. La sera dopo cena abbiamo fatto due passi nei dintorni, attratti dal rumore e dalla musica che arrivava dal matrimonio che pensavamo fosse terminato. Invece erano tutti ancora presenti, seduti diligentemente ed anche gli sposi erano nella loro postazione. Si erano però cambiati d'abito, sempre bianco però in stile meno tradizionale, più vicino al nostro. Addirittura sembrava esserci più gente, anche perchè nelle ore serali si stà decisamente meglio a livello di temperatura. Improvvisamente, come ad un segnale, i presenti si alzano in piedi e si mettono in fila, ognuno con un piccolo pacchetto in mano che consegnano con sorrisi ed inchini agli sposi che ricambiano nello stesso modo. Denaro sonante, ecco cosa dovrebbe esserci dentro, ed i pacchetti cominciano ad accumularsi all'interno del baldacchino, intorno agli sposi, riempiendolo completamente alla fine. Siamo alla fine vera della cerimonia, alla quale ha partecipato praticamente tutta l'isola, compresi gli unici due stranieri e cioè noi.
Non vi ho ancora parlato della spiaggia e del mare dell'isola.
La spiaggia e la barriera corallina di fronte al villaggio sono in cattive condizioni, un pò perchè il corallo è stato usato per le fondamenta delle case, un pò perchè gli indonesiani non si preoccupano affatto di buttare plastica, carta, lattine sulla riva e sia perchè il pontile serve a caricare le merci sulle barche per Bandanaira, principalmente grossi caschi di banane. Nonostante tutto questo abbiamo una volta provato a fare un pò di snorkeling di fronte alla nostra guesthouse, semplicemente attraversando la strada. La barriera corallina in effetti è quasi del tutto morta, a parte
qualche piccola zona miracolosamente viva dove si aggirano però pochi pesci. Sembrava quindi inutile continuare a pinneggiare per cercare chissà cosa quando mi passano praticamente davanti ad una decina di metri un branco di napoleone, in fila indiana, che attraversavano quella zona quasi parallelamente alla spiaggia per poi dirigersi al largo. Vedere il pesce napoleone è sempre una bella emozione, ma vederne una ventina che ti sfrecciano davanti lo è ancora di più.
Ad una ventina di minuti a piedi dalla nostra guesthouse, attraversando tutto il villaggio e poi una piccola jungla, si arriva alla spiaggia dove normalmente facevamo il bagno e naturalmente snorkeling. La distanza, seppur breve dal villaggio, la preserva dalle cattive abitudini indonesiane ed infatti è selvaggia, deserta e meravigliosa. Per arrivarci, dicevo, bisogna attraversare una piccola jungla tramite un sentiero, alle volte reso un pò fangoso dalle intense piogge notturne. Si cammina attraverso imponenti alberi con le radici enormi che spuntano dalla terra a sorreggere tronchi esagerati, oppure attraverso alberi di mango a formare delle piccole piantagioni di qualcuno del
villaggio. Si sbuca infine, scendendo il sentiero attraverdo due grosse rocce , sulla sabbia candida. La spiaggia ed il mare prospiciente sono sempre deserti, a parte qualche piccola canoa dei pescatori che qui vengono a pesca . Il colpo d'occhio è veramente notevole, ma come al solito da questa parti è sotto il pelo dell'acqua che ci sono le vere meraviglie. Ay in questo assomiglia moltissimo ad Hatta. Anche qui la barriera corallina parte praticamente da qualche metro dalla riva e si spinge verso il largo formando una piattaforma ricoperta completamente da coralli di ogni forma e colore.
Il mare è poco profondo qui, tanto è vero che bisogna sempre informarsi sull'andamento della marea prima di arrivare qui. Con la bassa infatti non si riesce proprio a nuotare, si rischia di strisciare sui coralli, cosa decisamente poco piacevole. Con l'alta invece si può pinneggiare con un pò di attenzione per i primi metri, ma poi con tranquillità andando verso il largo fino ad arrivare al bordo della piattaforma che improvvisamente sprofonda nel blu, con un muro perpendicolare. Visibilità anche qui eccezionale così come i coralli e l'esplosione di vita marina. La mia impressione personale è che qui Ay si avvicina molto, moltissimo ad Hatta ma senza raggiungerla. Hatta rimane il posto al momento più bello per fare snorkeling che io abbia mai visto. Ay è comunque incredibile,
un vero acquario che ti avvolge, ti sorprende ad ogni pinnata, dietro ogni corallo e dentro ogni anfratto. Anche qui nessuno squalo ma la varietà di pesce presente è straordinaria. Durante il nostro soggiorno qui ad Ay, durato una settimana, siamo venuti a fare snorkeling tutti i giorni, anche due volte al giorno, ed ogni volta era sempre una sorpresa, compreso il branco di napoleone che si è perso nel blu del mare, che forse era lo stesso di quello visto di fronte al villaggio, anche se più numeroso. Comunque, dopo aver fatto un paio d'ore di snorkeling, era bellissimo anche solo starsene sdraiati sul bagnasciuga su una spiaggia che praticamente era privata, nostra.
Gli abitanti di Ay vanno matti per la fotografia, per farsi fotografare. Naturalmente quelli più insistenti erano i bambini, ma anche gli adulti non si facevano pregare per molto. Gironzolare con la macchina fotografgica in mano voleva dire fermarsi ogni dieci metri e sempre davanti ad ogni casa per fotografare i bambini che ci chiamavano e si mettevano in posa, sotto lo sguardo divertito dei genitori che ogni tanto facevano da modelli anche loro. Alle volte, se il bambino era un pò timido oppure semplicemente non si era accorto del nostro passaggio, ci pensava la mamma ad avvertirlo oppure a spingerlo decisamente verso l'obbiettivo. E naturalmente se la ridevano un mondo nel vedersi poi immortalati sul piccolo monitor della reflex. Abbiamo fotografato sicuramente tutti i bambini di Ay e molti loro genitori, abitanti di un'isola veramente fotogenica.

Run

Stamattina partiamo in escursione alla volta di Run, l'isola più esterna e defilata delle Banda.
Da Ay non ci vuole moltissimo e la traversata è piacevole. Qui la barriera ricopre tutto il fondale, che è a pochi metri dalla superficie e che non sprofonda nel blu in profondità. Nonostante l'acqua poco profonda è piuttosto freddina, anche per una forte corrente che si avverte andando un pò più al largo e che ci renderà la vita difficile al momento di ritornare verso la barca per il viaggio di ritorno.
Il mare, limpidissimo, bagna una distesa interminabile di coralli in salute, tra i quali nuotano grossi branchi si pesce. Certo, dopo aver visto Hatta ed Ay è difficile entusiasmarsi per uno snorkeling soltanto bellissimo, ma non eccezionale ma a ripensarci ora rappresenta comunque una bellissima escursione da non perdere.

Travels - Flores, Indonesia


Siamo più o meno a metà viaggio, finalmente comincia la parte avventurosa del nostro tour in Indonesia, dopo Jakarta ed un assaggio di Bali, si vola verso l'isola di Flores per vedere i famosi draghi di Komodo. 

Flores, altri voli, altro fuso, un'altra isola. Questo viaggio è stato davvero molto intenso. 
Da Bali l'isola decisamente più turistica e conosciuta dell'Indonesia ci siamo spostati verso ovest. 
Siamo sempre più vicini all'Australia e quindi si cambia di nuovo fuso.
L'isola di Flores è conosciuta soprattutto per i paesaggi nei dintorni del vulcano Kelimutu famoso per ospitare nei dintorni 3 meravigliosi laghi ciascuno con una colorazione diversa la cui tonalità cambia a seconda dei gas rilasciati dal vulcano. 
Uno dei laghi è di una tonalità di turchese che non sembra reale, uno è di un blu tanto scuro da sembrare nero e l'altro cambia colore passando dal marrone all'azzurro, dal rosso al bianco.
 Noi abbiamo deciso di saltare la visita ai laghi visto che per andare verso l'interno ci hanno spiegato che ci vogliono almeno 4 giorni a causa delle strade poco praticabili.
Abbiamo cosi optato per un soggiorno marino con una piccola crociera per visitare Komodo e Rinca ed un soggiorno mare in un'isola poco distante da Labuan Bajo.
L'aeroporto di Labuan Bajo è davvero piccolo e non ha l'illuminazione notturno cosi dopo una certa ora non atterra più niente, al ritorno siamo stati un pò sfortunati perchè a causa di un forte temporale il nostro volo non è riuscito ad atterrare e visto che era ormai tardi non ha potuto posticipare l'arrivo con conseguente perdita di una serie di coincidenze, non potete capire il casino che è successo dopo per la riprotezione. 
Il paese di Labuan non è un granchè, strade tenute male , negozietti e pochissimi ristoranti dove poter mangiare diciamo che al turista  offre davvero poco, in compenso lo spettacolo quando dall'aereo è davvero strepitoso.




Vi starete chiedendo cosa ci fa una moto parcheggiata a ridosso della pista vero?? prima di ogni volo un tipo in moto faceva il giro della pista per scacciare tutti gli animali e le persone presenti.
bambini che giocano sulla pista



Labuan Bajo






martedì 7 dicembre 2010

Travels . Seraya island, Flores, Indonesia




Un bellissimo racconto di Leo sul nostro soggiorno a Flores al Seraya Island resort.


Flores è una bellissima isola selvaggia e con una natura davvero  impressionante e diversa dal resto dell'Indonesia, il paesaggio è molto brullo e sembra quasi di stare in Grecia, niente palme e vegetazione fitta. Flores è molto conosciuta per i suoi 3 laghi colorati di origine vulcanica ma lo è ancora di più perchè viene usata come base di partenza per vedere i famosi draghi di komodo situati nell'omonimo parco.
Noi abbiamo deciso per una questione di tempi, di saltare la visita ai laghi, le strade sono quello che sono e per visitarli si perde circa una settimana, la nostra meta erano i draghi e cosi ci siamo limitati al soggiorno mare ed alla visita dei parchi di Komodo e Rinca il tutto grazie ad una mini crociera tutta per noi.

Vi lascio al racconto di Leo.
Seraya Island è, secondo me, un ottimo compromesso tra fare base a Labuan Bajo e farlo in qualche resort esclusivo che ci sono in zona. L'isola ospita il resort/guesthouse ed un villaggio nella parte opposta, divisi dalle montagne dell'interno. La guesthouse è sulla spiaggia, composta dalla zona comune che fà da ristorante, da un paio di case più interne usate dagli Indonesiani che qui lavorano e da una quindicina di bungalow in fila uno dopo l'altro sulla spiaggia, dal ristorante alle rocce che la delimitano un centinaio di metri più avanti. Alcune guesthouse sono costruite anche lì sopra. Per arrivarci ci sono delle lunghe scale in legno abbastanza ripide e faticose ma la vista della baia da lì sopra è veramente bella. Tutti i bungalow sono su palafitte, alcuni singoli, altri a due a due, ognuno con il proprio secchio, alla base della breve scaletta, pieno di acqua di mare per sciaquarsi i piedi e non portare la sabbia in camera. I pochi gradini della scaletta ci portano ad una piccola veranda da cui si accede all'interno del bungalow, costruito in legno e tetto di paglia. L'interno è semplice, dominato dal letto matrimoniale con relativa zanzariera, che scende dal soffitto. Il bagno è stato, come dire, attaccato al bungalow senza preoccuparsi di riparalo con un tetto, per cui quando piove ci si fà la doccia in modo naturale. Non c'è il mandi ma solo un rubinetto in basso da cui poter riempire un secchio con acqua dolce, acqua che viene razionata ed è disponibile solo per poche ore la sera. Ovviamente non c'è il lavandino ma almeno c'è la tazza. Ci sarebbe anche la doccia ma credo che non funzioni più da svariati anni, arrugginita come è. Decidiamo subito di portare quel secchio esterno in bagno in modo da poterlo riempire di acqua di mare ed usarlo per pulire il gabinetto, riservando l'altro per la preziosa acqua dolce. Il posto è decisamente bello, spiaggia bianca, mare con bei colori ed una barriera corallina soddisfacente, atmosfera rilassata dai ritmi lenti e compassati. Alla sera, per tutti, il luogo di incontro era il ristorante, dove prima e dopo cena si facevano due chiacchiere, alcuni giocavano a scacchi, altri leggevano e tutti caricavano le batterie dei cellulari e delle fotocamere nelle varie prese disseminate sui piloni di sostegno del tetto. Trascorreremo 3 giorni in completo relax, in attesa di partire per la prossima meta, le isole Banda.





the restaurant


 view of the island from the boat








Travels - sailing around Komodo national park


3 giorni e 2 notti su un'imbarcazione locale dove abbiamo dormito praticamente all'aperto, noi, il barcaiolo ed il cuoco. Un giro in barca alla scoperta del mare intorno a Flores e dei parchi di komodo e Rinca per finire con un incontro ravvicinato con i famosi draghi di komodo.


Vi lascio al racconto di leo.

Stamattina, dopo aver fatto colazione, ci siamo preparati ed ora eccoci in attesa della nostra barca che ci farà da casa per i prossimi tre giorni nella esplorazione del parco di Komodo.
Eccola, ci appare in lontananza ma riconosciamo la sua sagoma. L'avevamo prenotata dall'Italia e successivamente visionata di persona nel porto di Labuan Bajo. Una grossa barca di legno con un castello centrale, al di sotto del quale c'è l'accesso al motore e la zona di manovra del comandante, che infatti piloterà in piedi con la testa sporgente dal ponte, da una zona a poppa con il bagnetto e la cucina dove il cuoco cucinerà per noi e da una zona a prua con il tavolo dove consumare i pasti a ridosso del castello, poi il classico prendi sole e poi la prua con la zona da dove veniva calata l'ancora. Durante la notte dal castello ad arrivare alla fine del prendi sole veniva chiusa da teloni a formare un'unica cabina dove dormivamo, su materassini e coperte di pile fornite dal comandante.
Eccola attraccare al pontile. Saliamo con i nostri bagagli ed iniziamo subito la nostra piccola crociera puntando la prua verso Rinca.

Rinca

Rispetto alla sorella Komodo, Rinca è più vicina ed anche molto diversa. Arriviamo abbastanza presto al molo dell'isola è lì ci attende una sorpresa notevole. All'inizio del pontile un drago si aggira curioso e dobbiamo aspettare l'intervento del ranger, che allontanerà l'animale, per poter sbarcare. Una volta pagata la tassa di ingresso al parco, ci spetta una camminata di un centinaio di metri su una radura piatta e desertica, senza un albero, che reca i segni di cicliche inondazioni, nel periodo delle piogge, che però qui sono più scarse che nel resto dell'arcipelago. Si arriva quindi al villaggio fatto di case tutte su palafitte e si può immaginare il perchè. E' molto ben organizzato, con le case degli abitanti intervallate dal bar, dal ristorante, dal negozio di souvenir. C'è poi la base dei ranger i quali sono lì in attesa dei turisti. Nella tassa di ingresso al parco è compreso anche un giro limitato dell'isola accompagnati da un ranger che fa da guida spiegando quello che si riesce a vedere e ad incontrare. Pagando un supplemento si fà un tour più ampio tra la vegetazione che nell'interno sembra più rigogliosa, intervallata però da radure assolate. Il nostro ranger ci mostra alberi secolari, tracce di erbivori ed escrementi di drago. Riusciamo a vedere un piccolino che sceso dall'albero dove si era rifugiato, per evitare di essere divorato da qualche esemplare adulto, si era immobilizzato al nostro passaggio, una decina di metri distante da noi. Poco più avanti, in un avvallamento del terreno ecco una femmina a difesa della propria tana, anch'essa immobile e guardinga. Poi per il resto della camminata più niente, se non qualche verso di bufali d'acqua in lontananza. Torniamo verso il villaggio e proprio sotto il ristorante ecco alcuni adulti. Sono abituati ovviamente alla presenza degli uomini ed i ranger sembrano conoscerli uno ad uno. Se ne stanno all'ombra, sotto la casa, probabilmente in attesa di qualche avanzo o scarto della cucina del ristorante, dall'aspetto infatti non mi sembrano molto schizzinosi. C'è da dire che i draghi di Rinca sono più piccoli di quelli di Komodo ma sono più facilmente visibili. A me sembrano un pò più grossi dei varani che avevo visto a Tioman l'anno prima però è uno spettacolo notevole anche se, a dire la verità, sembrano piuttosto addomesticati. Il ranger di turno li tiene però a bada sempre con il lungo bastone di dotazione, segno che qualche problema lo possono dare.
Torniamo verso l'ingresso al parco e quindi verso il pontile dove ci aspetta la nostra barca. Prossima destinazione Komodo, dove ci fermeremo a dormire in rada questa notte. Fortunatamente il tempo è bello ed il mare calmo per cui la traversata tra le due isole, che non è breve, è stata piacevole. In questo arcipelago sembra di essere più in Grecia che nei tropici. Le isole, infatti, sono montagnose con pochissimi alberi storti dall'azione dei venti, ma ricoperte da prati fitti come una coperta verde dalle mille sfumature. Ce ne sono tantissime e fanno da corollario al nostro passaggio, una diversa dall'altra e tutte disabitate, a parte quelle più grandi in cui si notano i piccoli villaggi protetti da profonde baie. Arriviamo nei pressi di Komodo a fine pomeriggio ed il capitano dirige la barca verso una piccola isola disabitata e rocciosa, con una folta vegetazione e fitti alberi. Ci fermiamo in un'ampia ansa e lì gettiamo l'ancora. Di fronte a noi un'altra isola, distante qualche chilometro, grossa, montagnosa e coperta di vegetazione. Stasera abbiamo un appuntamento con le flying foxes, le volpi volanti, grossi pipistrelli presenti qui sembra in un grande numero. Arrivano un altro paio di
grosse barche che gettano l'ancora poco lontano da noi. Si sentono le voci dei passeggeri, certamente più numerosi di noi, che si perdono però nel silenzio assoluto del luogo. Il sole cala rapidamente con un bel tramonto all'orizzonte ed ecco che gli alberi proprio di fronte a noi sembrano animarsi. Siamo a qualche centinaia di metri e non si distingue la causa di questo tremolio, ma sembra come se una massa scura si fosse adagiata tra le fronde degli alberi e tremolasse alla brezza del mare. Poi improvvisamente, come seguendo un segnale preciso, ecco che la massa prende il volo. Sono le volpi volanti che da questa piccola isola che fà loro da rifugio e casa si spostano in quella più grande per andare a caccia di insetti, penso. Dapprima si alzano in volo solo qualche decina di esemplari, ma poi dietro tutti gli altri. In cielo formano uno stormo compatto ed allungato e tanto numeroso che in pratica sembra che le prime siano già arrivate quasi alla meta mentre le ultime si alzano in volo solo in questo momento. Formano come un ponte sospeso sul mare ad unire le due isole. Spettacolo molto suggestivo, illuminato come è dalla luce del tramonto. Le volpi spariscono ed anche gli ultimi sprazzi di luce. Il buio diventa veramente buio, nessuna luce al di fuori di quelle delle barche e addormentarsi è un lampo, nella porzione di prendisole chiusa da tutti i lati dal telone e sdraiati sui materassini in dotazione. Le coperte di pile sembrano un pò esagerate a prima vista, però nonostante la temperatura calda, la brezza marina e l'umidità ci consigliano di utilizzarle e la scelta sarà azzeccatissima.

Komodo

Sbarchiamo a Komodo. Dopo aver mostrato le ricevute di quanto già pagato a Rinca, arriviamo al villaggio, subito dopo il molo. La prima cosa che cerchiamo con lo sguardo è il ristorante ed infatti sotto, tra i pali della palafitta eccoli, i draghi di Komodo. Però abbiamo la nostra guida ed iniziamo il nostro mini giro dell'isola. Komodo è molto più grande di Rinca con una vegetazione molto più rigogliosa, una vera e propria jungla che ricopre tutta l'isola. Decisamente molto più bella di Rinca, per i miei gusti, molto più tropicale e selvaggia. Dal sentiero principale, che stiamo percorrendo, di dipanano ogni tanto altri sentieri che si inoltrano nel fitto della vegetazione, verso l'interno montagnoso. Lì, a detta della nostra guida, è il vero regno dei draghi, quelli inavvicinabile e pericolosi. Ci racconta anche che un paio di anni prima un gruppo di turisti fecero il tour più ampio e due di loro di perdettero, scomparendo per sempre, diventando prede per i grossi predatori. L'organizzazione e la gestione dei turisti è identica a Rinca ed anche le guide sono apparentemente molto giovani ma simpatiche. Questa volta non incontriamo nessun animale, nè tanto meno i draghi, ma la passeggiata risulta lo stesso essere molto piacevole ed interessante finita la quale eccoci nei pressi del villaggio. Poco distante un piccolo gruppetto di turisti fermi intenti a fotografare. Immaginiamo chi, visto che lì c'è il ristorante. Infatti sotto la costruzione in legno eccoli, più numerosi e soprattutto più grossi di quelli di Rinca. Uno in particolare, che sembra dominare gli altri, ha una stazza notevole. Ecco, questi sì assomigliano a quelli visti nei vari documentari in televisione. Quello grosso si guarda intorno e decide di spostarsi, forse infastidito da tutti noi e i suoi movimenti non sono così lenti come la mole darebbe da pensare, non corre ma dà l'impressione di poterlo fare agevolmente ed anche velocemente. I ranger sono però lì pronti con i loro bastoni e l'animale, arrivato alla base di un grosso albero, ci si sdraia placidamente con le grosse zampe artigliate completamente allargate.
La mattinata stà quasi per terminare e quindi ci avviamo verso la barca perchè abbiamo in programma lo snorkeling nel Manta Point, dove la mante vengono a pulirsi strofinandosi sul fondo e dove gli avvistamenti quindi di questi grossi esemplari sono numerosi, passando però prima vicino a Pink Beach, una bella spiaggia di sabbia rosa, che fà da contrasto all'azzurro del mare. Il tempo di un tuffo ed un giretto con maschera e pinne ed eccoci ripartire verso nord.
Il Manta Point in pratica è una grossa secca in mezzo al mare nella costa nord est di Komodo, una piattaforma un pò concava rocciosa e non ricoperta di coralli la cui profondità è di solo alcuni metri. Ci tuffiamo e ci guardiamo intorno, Una roccia quasi piatta con qualche corallo qui è là e branchi di pesci piccoli che nuotano velocemente, ma delle mante neanche l'ombra. A dire la verità l'ora migliore per vederle sarebbe o in prima mattinata oppure verso il tramonto, ma come la solito in
questi casi gioca un ruolo decisivo la fortuna, qualla che al momento sembra averci abbandonato. Decidiamo di sostare in zona e quindi il capitano getta l'ancora e ci prepariamo a pranzare con un occhio sui piatti ed uno sulla superficie del mare, aspettando di intravedere una piccola pinnetta solcare la superficie del mare. Passa mezz'ora, passa un'ora ma niente. Passa anche il periodo di digestione ma le mante sembrano essere tutte da un'altra parte. Proviamo a fare un ampio giro per ipoteticamente inseguirle ma niente. Alla fine, a fine pomeriggio dobbiamo farcene una ragione, questa volta le mante ci hanno fregato, ma la partita non sarà chiusa, ed avremo decisamente più successo in un'altro viaggio, in un'altra zone dell'Indonesia. Ci rimettiamo in moto verso il ritorno ma prima facciamo una sosta a Bidadari Island per un'altra sosta dedicata allo snorkeling. Deve essere un punto usuale di sosta dei vari tour che incrociano in questa zona perchè appena ci fermiamo e buttiamo l'ancora ecco che dal villaggio dell'isola partono alcune piroghe a remi che ci vengono incontro. Ognuna di queste piroghe ospita un uomo e i suoi souvenir, statuette di legno, braccialetti e collane. Ci affiancano, si fermano mostrando quello che vogliono venderci e conversando con il capitano. Non siamo l'unica barca in zona per cui queste piroghe girano senza sosta e lo faranno fino al momento della nostra partenza. Dopo aver fatto un bagno e gironzolato a vedere i fondali ecco il momento della partenza. Salutiamo le piroghe ed i loro occupanti e ci allontaniamo un poco dall'isola, dirigendoci verso quella vicina, dove gettiamo l'ancora in una ansa tranquilla. Ceniamo e ci prepariamo per la notte, che cala velocemente. Intorno a noi un paio di barche ed il silenzio del mare. La mattina ci svegliamo presto con un tempo molto brutto, minaccioso di pioggia. Salpiamo verso il ritorno, verso Seraya Island da dove eravamo partiti e dove trascorreremo qualche giorno in relax, un isola con una guesthouse abbastanza spartana, che si trova poco più a nord di Labuan Bajo, il cui aeroporto è meta obbligata per arrivare in questa parte dell'Indonesia. Inizia a piovere, una pioggia intensa, a tratti scrosciante, che però non ci dà fastidio più di tanto riparati come siamo sotto la nostra copertura. L'unica cosa è che con la pioggia si alza una specie di nebbia che ci avvolge completamente, facendo scendere la visibilità praticamente a zero. Meno male che il capitano sà il fatto suo e la traversata continua senza nessuna esitazione. A tratti passiamo vicino ad isole che sembrano solo delle ombre in mezzo al biancore del mare e del cielo, un tutt'uno che crea un'atmosfera irreale. Dopo un'oretta o forse qualcosa di più la pioggia cessa ed anche la nebbia si dissolve, rimangono le nuvole sopra le quali il sole cerca di fare capolino. Ormai siamo vicina al Seraya ed infatti ecco l'isola all'orizzonte. Ci avviciniamo lentamente fino ad arrivare all'altezza della barriera corallina che protegge l'isola tutto intorno. Qui la barca si ferma, troppo grande per proseguire senza incagliarsi sui coralli, ed useremo una canoa per arrivare al pontile. Carichiamo le nostre valigie sulla piccola imbarcazione, salutiamo e ringraziamo il capitano per la bella esperienza ed aiutati dal cuoco che ci fà da rematore sbarchiamo sull'isola.